Aiutiamo il mare a ridarci le spiagge

Forti venti è piogge hanno portato a smottamenti, varie frane, allagamenti ed inondazioni in diversi luoghi della Isola d’Ischia. Ciò è avvenuto qualche giorno fa, dopo ca. una settimana di intense piogge che si protrae a partire dal 10 Novembre 2019. Il mare fortemente agitato ha asportato grandi quantità di sabbia dai diversi arenili sparsi sull’Isola d’Ischia. Persone abitanti nelle immediate vicinanze degli arenili interessati, ma anche colori i quali hanno attività commerciali sulle spiagge infrante dai marosi, hanno subito alzato la voce: “le protezioni delle spiagge sono insufficienti!”. Da un primo sguardo, superficiale, bisogna dargli anche ragione! Analizzando il fenomeno ci si accorge che le cause dei disastri sono da ricercarsi altrove.
Sicuramente parlando con persone un po’ più anziani essi, “tutti”, si ricordano spiagge più lunghe, più ampie ed in numero maggiori! Bisogna quindi chiedersi se vi è stato qualche cambiamento geologico/antropologico nell’arco degli ultimi 50 anni che hanno portato alla scomparsa o riduzione delle spiagge. Fenomeni geologi e meteorologici non cambiano dall’oggi al domani, essi sono, in rapporto alla lunghezza della vita umana, molto lenti.
In geologia per cambiamenti immediati si parla di decine, centinaia e migliaia di anni, per cambiamenti remoti si parla di milioni e miliardi di anni!

Bene, negli ultimi 50 anni si è assistito ad un cambiamento radicale dell’assetto urbano dell’Isola d’Ischia. La popolazione si è quasi triplicata! Questo ha portato alla costruzione di strade, case ed arredo urbano di notevole consistenza. Se si pensa che un granello di sabbia, è il risultato dello smantellamento di materiali di risulta che vengono portai a mare lungo alveoli, dalle cosiddette “cave” e dai diversi rigagnoli che si formano quando la pioggia è più intensa! Considerando che una pietra che finisce a mare, con il movimento delle onde, nell’arco di anni e decine die anni, diventa un granello di sabbia. Una pietra che non arriva a mare, non potrà mai diventare un granello di sabbia! Se con la costruzione di strade, case muri e muretti, impediamo alla pietra, al cantone ed al masso di arrivare a mare esso non potrà diventare un granello di sabbia. I granelli di sabbia che formano l’attuale spiaggia diventano, a seguito del movimento ondoso, sempre più ridotti e scivolano negli abissi marini. Di conseguenza, questo fa sì che la spiaggia si riduce sempre di più, sia nella dimensione che nella espansione.

Quindi è assurdo pensarlo, ma coloro che buttano a mare materiali edili di risulta (tegole, mattonelle, pilastri di cemento, ecc.) non fanno niente altro che proteggere la spiaggia! Infatti questi materiali diventeranno prima o poi granelli di sabbia! Certo non è bello da vedersi, spesso alcuni di questi materiali contengono sbarre di metallo e plastica ed anche materiali inquinati, poliuretano espanso, asbesto, ecc. però questa è la realtà.

Sembra assurdo, però, anche la frana verdicatosi a Cava dell’Isola alcuni giorni orsono non fa niente altro che rigenerare la spiaggia (prima o poi i detriti diventeranno granelli di sabbia!). La spiaggia di Cava dell’Isola diventa sempre più ridotta a causa della elevata urbanizzazione attorno ad essa, che non permette che il terriccio raggiunge il mare per poter poi diventare sabbia. Allora bisogna dire: “ben venga qualsiasi altra frana, che servirà solo alla rigenerazione delle spiagge”.

Ragionando in modo (ir)razionale, forse sarebbe meglio scaricare materiali di risulta edilizia direttamente a mare (e non inviarli ad essere smaltiti in terra ferma), in modo che le spiagge si rigenerano e danno anche protezione alla costa! Forse sarebbe ottimo abbattere tutte le case, casette, catapecchie e baracche abbandonate o in pessimo stato (se ne osservano miriadi andando in giro per l’isola!), esse non fanno altro che degradare e svalorizzare le aree che le attorniano. I materiali di risulta, dei suddetti ruderi e manufatti, potrebbero essere dati in pasto al mare, che dopo pochi anni li restituisce sottoforma di granelli di sabbia. Questi granelli di sabbia porteranno poi alla formazione di arenili, che potrebbero proteggere le coste senza dover costruire barriere e scogliere, sofolte e non, per difendere la costa. Questo sarà solo possibile dopo un attento studio delle correnti marine, l’individuazione di un luogo adatto alla discarica e del materiale che può essere immesso senza pericolo per la fora e fauna marina!
Ritornando a noi, per fare sì che la spiaggia si possa di per sé rigenerare, bisogna dare alla natura la possibilità di portare a mare il materiale indispensabile per poter rigenerare le spiagge! Questo può solo avvenire riducendo l’urbanizzazione scellerata, abbattendo muri, riducendo il numero delle strade e delle case, ecc. Solo in questo modo possiamo sognare di avere le spiagge che avevano i nostri avi.

Per quando riguarda poi le barriere protettive della costa, esse possono essere efficienti solo dopo un attento studio delle correnti marine e dei modi ondosi. Solo dopo questi studi si può pensare come, dove ed in che modo costruire barriere e scogliere che proteggono veramente le coste ed i centri abitati. Anzi con un apposto studio si possono sfruttare le correnti marine che possono anche esse ridarci nuove spiagge. Diversante è solo un brancolare nel buio, distruggere l’ambiente e sperperare il denaro della comunità!

Aniello Di Iorio, geologo
www.eurogeopark.com

PS: Questo potrebbe essere uno dei tanti compiti di un eventuale parco geologico istituito sull’Isola d’Ischia. Esso potrebbe occuparsi di studiare il fenomeno e consigliare le scelte adeguate ed appropriate per risolvere il problema in breve tempo.

Che Casamicciola “alta” diventi un monito per i posteri

La settimana scorsa abbiamo trattato i terremoti vulcanici, terremoti Idrotermali, terremoti di cambiamento climatico, terremoti indotti e del metodo del radon che potrebbe darci, in futuro, informazioni su eventuali terremoti. Tutto questo non è stato preso in considerazione nello stipulare la carta della microzonazione! Oggi invece voglio, qui di seguito, descrivere altri eventuali pericoli a cui è soggetta l’Isola d’Ischia. Parliamo delle eruzioni vulcaniche!
Essendo l’Ischia un campo vulcanico, oltre al pericolo terremoti bisogna anche tener presente il pericolo di eruzioni vulcaniche.
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BUONO A SAPERSI! I fatti:
• Sulla terra ci sono sempre state eruzioni vulcaniche, quindi da 4,6 miliardi di anni
• Ogni anno si verificano ca. 60 eruzioni vulcaniche
• Il 5% delle eruzioni vulcaniche distrugge vite umane – anche oggi!
• Vulcani definiti dormienti posso sempre risvegliarsi
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Quattro fattori possono darci una indicazione sulla ripresa di attività vulcanica, essi sono: i tremori vulcanici, l’espansione della camera magmatica, il riscaldamento del suolo e l’aumento dei gas eruttivi. I quattro fattori “tutti insieme” possono dare un indizio di una prossima eruzione vulcanica. “Uno solo di esso” non può essere preso in considerazione per una prognosi di attività vulcanica. Qui di seguito voglio illustrare i quattro fattori.
I tremori vulcanici sono definiti come terremoti che si verificano sotto, nel vulcano, vicino ai vulcani o da processi vulcanici. Livelli eccezionalmente elevati di attività sismica, anni, mesi o ore prima dell’eruzione, sono stati rilevati, senza eccezioni, nelle immediate vicinanze del vulcano. Il “tremore” è una serie di terremoti di magnitudo inferiore a 1 sulla scala Richter ed è uno dei tanti fattori che ci indica che il vulcano ha ripreso la sua attività. Un processo di eruzione vulcanica è generalmente avviato dall’ascesa del magma. Questo processo produce segnali sismici caratteristici. In geologia, le vibrazioni del suolo sono chiamate segnali sismici. La causa dei segnali sismici è che sta sorgendo stress nella roccia circostante il vulcano ed inoltre processi di degassificazione del magma, che sale lungo linee di faglia prestabilite, crepe o fessure. Da un lato le rocce si rompono, dall’altro le crepe iniziano a vibrare. Nella distruzione delle rocce i terremoti sono innescati con alte frequenze. Al contrario, il movimento della crepa porta al tremore, cioè a terremoti a bassa frequenza. Il tremore può essere misurato attraverso sismografi.
Espansione della camera magmatica. Anche i cambiamenti nella formazione del suolo, vale a dire “vulcani che si gonfiano”, indicano un’eruzione. La lenta ascesa del magma all’interno del vulcano, cioè nella camera magmatica, fa “gonfiare” il vulcano e di solito precede un’eruzione. In questo processo, la superficie si espande, le inclinazioni e le distanze cambiano e sorgono delle crepe. Per questo motivo, sono necessarie misurazioni di inclinazione e distanza per misurare queste estensioni sulla superficie di un vulcano. Espansione della camera magmatica può essere misurato tramite GPS e tramite satellite (EDM).
Un vulcano si riscalda quando il magma si alza lentamente da una camera magmatica. Questo processo di risalita di magma la cui temperatura arriva a circa 1.200 ° C, è accompagnato da un aumento locale della temperatura della roccia adiacente. Sbalzi di temperatura si fanno sentire spesso anche indirettamente, ad esempio a causa dell’aumento delle temperature nelle fonti d’acqua ai piedi di un vulcano. Tali aumenti di temperatura possono essere misurati direttamente sul terreno da stazioni fisse o mediante immagini a infrarossi via satellite.
I gas eruttivi sono la principale forza trainante dell’attività vulcanica. Il cambiamento nella quantità, temperatura e composizione chimica dei gas eruttivi è essenziale per la previsione delle eruzioni vulcaniche. Nell’imminenza di una ripresa di attività vulcanica, la fluttuazione nella composizione chimica di questi gas è maggiore, più caldi sono i gas e di conseguenza più attiva è l’attività vulcanica. Spesso, è stato osservato un aumento delle emissioni di SO2 qualche tempo prima dell’eruzione vulcanica. Il monitoraggio geochimico comprende anche il monitoraggio delle acque sotterranee e delle fonti. Perché l’acqua sotterranea è spesso contaminata da fumarole, gas vulcanici che sfuggono al magma e salgono nel suolo. Il degassaggio può essere misurato analizzando la modifica della quantità dei gas della loro temperatura e della loro composizione e nel caso delle acque termali dalla modifica della conducibilità elettrica. Ad elevate emissioni, la concentrazione di alcuni gas può anche essere determinata mediante telerilevamento utilizzando il loro spettro di assorbimento alla luce visibile.
Da ciò illustrato fino ad ora, il terremoto del 21.08.17 potrebbe essere dovuto sia all’assestamento della parte centrale dell’isola, ma anche come preludio di una prossima ripresa di attività vulcanica. Dalle mie esperienze opto per la prima possibilità anche se non ho informazioni fondate e sufficienti per affermarlo o per escludere la seconda possibilità! Mi chiedo comunque se gli attuali scienziati che si occupano di ciò, hanno preso in considerazione e studiata anche la seconda possibilità?
Dagli argomenti tratti la scorsa settimana e qui sopra, si capisce benissimo che bisogna mitigare il rischio. Per la mitigazione del rischio generalmente si intende l’acquisizione di dati remoti per proiettarli in una previsione nel futuro. In pratica si impara dal passato e si cerca di non fare gli stessi errori nel futuro. Ciò, non è avvenuto per le zone attualmente terremotate! Infatti, esse in passato sono state più volte interessate da fenomeni sismici, lo stesso si è ricostruito senza precauzioni nella stessa zona! Inoltre, sembra che tutta l’isola non si interessi del pericolo a cui è difronte. Che il sisma è stato circoscritto ad un’area ristretta, non significa che esso sarà delimitato sempre alla stessa zona e con la stessa (attualmente molto bassa!) densità! Tutti gli abitanti dell’isola dovrebbero pensare a difendersi da un eventuale nuova catastrofe che potrebbe colpire tutta l’isola, ed anche con maggior forza. Infatti, allo stato attuale delle cose si prevede che, se sull’Isola vi sarà un sisma pari a quello del 1883, il numero di vittime di residenti sull’isola saranno da 500 a 1500. Nel calcolo non vi sono inclusi i turisti, come però ci siamo accorti da eventi passati, i sisma ad Ischia preferiscono fare il loro dovere (cioè svegliarsi e scuotersi!) sempre nei mesi estivi ove la presenza di turisti è notevole. Per non parlare poi di possibili eruzioni vulcaniche! 2000 anni fa, al tempo dei romani, vi erano continuamente, qui ad Ischia, eruzioni vulcaniche e non bisogna pensare che è finto tutto con l’ultima eruzione vulcanica che risale appena a 718 anni fa.
Riassumendo: la microzonazione non ci dà informazioni più dettagliate di quelle che noi conoscevamo prima che essa fosse stipulata in quando essa si basa su indagini stereotipate che non hanno tenuto conto delle primarie specificità locali: l’Isola d’Ischia è un ISOLA TERMALE ed è inoltre un CAMPO VULCANICO! I fatti sono comunque questi: Casamicciola Alta poggia su un suolo altamente a rischio, il prossimo terremoto vi sarà di sicuro e la zona che sarà interessata, sarà con molta probabilità anche di nuovo Casamicciola Alta e dintorni.
A questo punto mi chiedo: che senso ha togliere le macerie e le case ancora in piedi alla Sentinella, La Rita e Piazza Maio, depositarle da qualche parte per poi ricostruire. Questo processo richiede 3 passaggi: smantellare, trasportare e ricostruire! Non è più semplice costruire altrove e far diventare la suddetta zona un monito per i posteri! Certamente non lasciando la zona così come è oggi, ma con incarichi agli architetti di stabilizzare edifici pericolanti ed altro e rendere i luoghi visitabili a tutti!
Mi chiedo ancora quanti sono gli ischitani che hanno visitato i luoghi dopo del terremoto? Ogni ischitano deve avere la possibilità di rendersi conto della zona in cui vive e con quali forze della natura ha a che fare. Sarebbe anche importante pensare ad un percorso didattico per le scolaresche e rendere obbligatorio la visita dei professori/docenti e degli alunni/studenti ai luoghi terremotati. Si potrebbe anche instituire un percorso turistico, penso alla Germania il cui “Muro di Berlino” era prima una vergogna nazionale, oggi è diventato un’attrazione turistica.
Mi rendo conto che le persone che hanno avuto la casa in quella zona ed il loro punto di vita, i loro amici, il loro bottegaio erano tutti a portata di mano. Comunque oggi non è più cosi, ne sarà mai più possibile tornare indietro nel passato.
Capisco che le persone vogliono ritrovare il loro modo di vita e la loro casa. Mi chiedo vale la pena smantellare le attuali macerie per ricostruire una nuova casa che dovrà poi resistere ad un possibile terremoto di intensità X (dieci! Avutosi nel 1883). È uno spreco di tempo di risorse e di denaro, in quando la nuova casa antisismica (incluso smantellato, rimozione e trasporto delle macerie!) costerà molto di più che se viene costruita altrove. Inoltre bisogna stare anche attenti che il vicino ricostruisca in maniera antisismica, in quando serve a poco costruire la propria casa antisismica se poi il vicino non lo fa. Si muore anche sotto le macerie del vicino!
Lo so che è difficile separarsi dei beni posseduti da generazioni ed andare a vivere altrove, ma questo è forse valido per i più anziani, per i più giovani è un cambio di vita che a volte apre porte a possibilità che prima non si erano viste ne immaginate. In ogni caso per i bambini non è per niente traumatico cambiare casa e vivere altrove.
Vogliono i terremotati attuali far rivivere ai figli, nipoti ed altri discendenti quello che è successo a loro stessi: un terremoto che gli ha portato via la casa e gli amici e paura che può succedere di nuovo? Insomma, la gente che vuol tornare a vivere nello stesso luogo ove era prima, deve riflettere se vuole che i loro posteri (figli, nipoti, ecc.) dovranno vivere le stesse sensazioni da loro provate durante e dopo il sisma.
Sono nato in una baracca a Perrone costruita nell’occasione del dopo terremoto del 1883, non ricordo che mio padre o mia madre mi abbiano mai parlato di un terremoto distruttivo a Casamicciola, neanche mia nonna o mio nonno si ricordavano di un simile evento (essi nacquero circa 20 anni dopo l’evento!). A scuola non hanno trattato il suddetto evento come un qualche cosa di particolare, anzi non ricordo che sia mai stato trattato. Insomma la gente è l’umanità tutta dimenticano in fretta e facilmente eventi tragici che dovrebbero essere un monito per i posteri. Diamo la possibilità di ricordare l’evento del 21.08.17 e quelli avvenuti precedentemente! Sarebbe ora di dare un tributo al detto: “è successo una Casamicciola” e a tutte le 2300 persone che persero la vita nel 1883 e nei secoli precedenti. Onoriamo le persone ed i morti di Casamicciola e diamo la possibilità ai posteri di prevenire, e forse studiare il fenomeno mettendo a loro disposizione quello di cui oggi disponiamo “Le macerie del terremoto!” conservandole/surgelandole nello stato attuale. Pompei fu seppellita dalla eruzione del Vesuvio! Sotto la cenere del vulcano è stato surgelato il giorno e la vita che si viveva quotidianamente nel 79 d.C. Certo allora la gente voleva vivere ancora a lungo, il destino non lo ha permesso. Con la loro tragica fine e la conservazione sotto le ceneri, oggi abbiamo imparato tantissimo sui modi e costumi dei nostri antenati, che non avremmo avuto senza l’eruzione del Vesuvio. La tragedia di allora è diventata oggi un’attrazione turistica. Oggi Pompei è il sito turistico per eccellenza in Italia. È futile l’argomentazione degli isolani che ricordare un terremoto potrebbe far diminuire il turismo sull’Isola d’Ischia. Prendiamo esempio da Pompei e da Berlino!
In un prossimo articolo che verrà a breve pubblicato su questo giornale voglio trattare qualche scenario di altri possibili rischi dovuti alla particolare vulnerabilità dell’Isola d’Ischia e la mitigazione del rischio. In breve illustrò ciò che noi cittadini possiamo fare per essere preparati e proteggerci da possibili catastrofi che potrebbero interessare l’Isola d’Ischia.
Voglio concludere informando i lettori che, la geologia non è un’alchimia e neanche una scienza occulta, solo per una elite di persone, o soltanto per gli addetti ai lavori, bensì “la scienza della terra” che deve essere confrontata, verificata e spiegata a anche a chi non è esperto della materia. Uno famoso scrittore scrisse: “La cosa più difficile è rendere le cose difficili, facili!”.
Mi piacerebbe discutere con tutti i lettori che sono interessati seriamente alla ricostruzione o agli argomenti che trattano i possibili rischi a cui si è esposti vivendo sull’Isola d’Ischia ed invito tutti a contattarmi su:
Facebook: https://www.facebook.com/aniello.diiorio.5 o sul
sito www.casamicciola.org , oppure
andando a prendere un caffè al bar!

A presto
Geologo Aniello Di Iorio

Mobilità sull’Isola d’Ischia. Rendiamo l’isola a livello d’uomo

Nel periodo della quarantena “Corona” è stato bellissimo vedere foto l’Isola d’Ischia a livello d’uomo. Sui social media circolavano foto di un’isola senza traffico, non si vedevano auto in movimento! Prima della quarantena “Corana” eravamo abituati ad un traffico micidiale che costringeva tutti a stare in allerta dal momento in cui si lasciava il proprio appartamento!
Io sono del parere che “la mobilità” deve essere diritto di tutti, con questo intendo che, coloro che hanno la possibilità economica, devono anche avere la possibilità di comprarsi un’auto e circolare sull’isola.
Ho paura che se la situazione si normalizza rapidamente si tornerà di nuovo ad una situazione di traffico stressante che vi era prima della quarantena “Corona”.
Il diritto di muoversi non è solo dei guidatori, anche i pedoni devono avere il diritto di spostarsi, a piedi! Fino al “Corona” l’isola era diventata un’isola a livello di auto. I pedoni non avevano alcun diritto! Per muoversi dovevano dribblare tra le autovetture, per passare da un lato all’altra della strada, era come guadare un fiume in piena. I marciapiedi sono quasi del tutto inesistenti. Ove vi sono, sono spessi poco curati, dissestati, minimali, vi sono le auto parcheggiate sopra, vi sono i bidoni dell’immondizia, vi sono gli alberi, le erbacce, le cacche dei cani, ecc. Insomma adatti a tutto, tranne che a passeggiare. Nella maggior parte dei casi non si riesce a passeggiare stando in due uno accanto all’altro! Anche i pedoni pagano le tasse come gli automobilisti! Gli automobilisti hanno le strade. I pedoni non hanno i marciapiedi!
Per rendere vivibile l’Isola d’Ischia, sia ai residenti che ai turisti bisogna restringere le strade ed allargare (e creare) i marciapiedi. Il traffico così intenso è dovuto al fatto che i mezzi pubblici non sono mai stati efficienti. I residenti, stanchi di aspettare ore i pullman che non arrivavano o che venivano sospesi senza preavviso o anche perché erano strapieni e quindi non si fermavano per far salire le persone in attesa, hanno quasi tutti comprato l’auto. La stragrande maggioranza del traffico viene creata quindi dagli isolani stessi, lo si vede d’inverno ove, non essendoci turisti, il traffico non diminuisce.
I turisti che vengono ad Ischia sono costretti a pagare una tassa di soggiorno per le loro vacanze. Insomma oltre che venire a portare ricchezza all’isola devo anche pagare una tassa! Bene, perché non far pagare ai residenti in possesso di un veicolo a motore, una “tassa sulla mobilità”.
Calcolando che ad Ischia vi sono ca. 60.000 veicoli registrati, se per ognuno di loro si pagasse
€ 5,00/anno, arriverebbero nelle case dei comuni € 300.000,00. Poi, se si il contributo fosse a scaletta, più grande la cilindrata più si paga, si potrebbe arrivare facilmente alla somma di ½ milione di euro che potrebbero riempiere le casse dei comuni. Questi soldi potrebbero essere utilizzati per potenziare i servizi pubblici, restringere le carreggiate e dare più spazio ai pedoni. Si potrebbe anche pensare di fare diventare i mezzi pubblici un sevizio per il popolo è renderlo gratis.
Il problema “Ischia a livello d’uomo” non è ancora risolto con la “tassa sulla mobilità”, oltre ad essa bisogna eliminare il maggior numero possibile di auto dalle strade. Infatti il cittadino isolano, come ho già affermato inizialmente, deve avere il diritto alla mobilità, ma non al parcheggio! Coloro che non hanno un parcheggio ove lasciare l’auto nel momento in cui non viene utilizzata, non possono avere l’auto! Dappertutto nei centri urbani bisogna potenziare delle aree di “parcheggio a pagamento” fino € 5,00/ora per dare agli automobilisti la possibilità di sostare per un breve tempo. Le zone di centro dovrebbero essere servite solo dai bus di linea. Parcheggi al di fuori dei centri urbani (anche essi a pagamento!) dovrebbero servire da contenitori per decongestionare il traffico assillante dei centri cittadini.
Basta guardare Capri, l’isola vicina, la cui struttura morfologica non è diversa da quella di Ischia, e vi sono forti pendii e poche zone pianeggianti. Lì non si conosce la parola traffico ed infatti non vi è traffico! O si va a piedi o con i carrelli sociali o con il bus. I pochi che vogliono avere una macchina devono prima risolvere il problema del parcheggio. Vi sono parcheggi comunali a pagamento oppure si provvede ad allestire una parte della propria casa a garage o si affitta un parcheggio privato per l’autovettura. Alcuni residenti pagano anche oltre € 100,00 al mese per poter affittare un pezzo di terreno attinente alla propria abitazione ed adibirlo a parcheggio macchina. Nessuno può usare il suolo pubblico sotto casa come parcheggio! I controlli sono assidui e corretti.
Perché non adottare il “modello Capri”? Vietare dappertutto sull’Isola d’Ischia il parcheggio permanente dei veicoli lungo tutte le strade, e controllare! Controlli sono importanti, solo con il ricavato delle multe si potrebbero finanziare tutti i vigili e vigilini!
Per un periodo transitorio, fino a quando Ischia non diventerà libera delle auto, si potrebbe applicare la regola che la prima mezzora di parcheggio sulle strisce blu nei centri urbani è gratis (basta per comprare generi di prima necessità) al di la € 5,00/ora.
Se si calcola 1.000 parcheggi a strisce blu nel Comune di Ischia, sono: 1.000 auto x 12 ore al giorno x
€ 5,00 x 365 giorni all’anno = € 21.900.000,00. Estendendo il divieto di sosta anche alle fasce orarie notturne si raddoppia la cifra. Anche questi soldi potrebbero essere utili per potenziare i servizi pubblici e la mobilità di tutti (automobilisti e pedoni!). Utilizzando questa possibilità i benestanti isolani finanzieranno la loro stessa mobilità che, con la diminuzione del traffico, sarà più veloce e fluida. Nello stesso tempo si darà modo ai più poveri di spostarsi più rapidamente, con i mezzi pubblici. L’attrattività dell’isola, libera dal traffico, aumenterà e daremo il nostro contributo alla lotta contro il cambiamento climatico!
In Germania hanno utilizzato il periodo quarantena “Corona” ed in diverse città hanno ristretto le carreggiate (che lo stesso non venivano più utilizzate dalle auto!) per dare più spazio ai cittadini e sono state istituite delle piste ciclabili. Si chiamano “pop-up-Radwege” in italiano “pop-up-ciclabili”! Le piste ciclabili in un primo momento sono state allestite in via provvisoria per testare l’accettanza della popolazione, diminuire i tempi di progettazione ed in ogni caso reagire rapidamente se vi fossero stati problemi. Ci si è accorti che, oltre al fatto che c’erano meno auto per le strade, il sevizio dei mezzi pubblici era più efficiente. Inoltre potendo più persone utilizzare le piste ciclabili è più facile mantenere le distanze sociali, il rischio di infettarsi diminuisce, si alleggerisce il traffico, si fa esercizio all’aria aperta e si aumentava la resistenza immunitaria.
Il consenso della popolazione alle “pop-up-Radwege” è stato positivo (non era dato per scontato!) esse verranno allestite in via definitiva. Oltre alla Germania ed in particolare a Berlino lo stesso sistema è stato adottato anche a Parigi e a Londra. Se è possibile fare un passo del genere in delle città cosi grandi, i cui problemi sono ben maggiori che su un’isola, perché non è possibile farlo ad Ischia?
Abbiano sull’isola una squadra di ciclisti dilettanti, essi sono costretti ad allenarsi solo nelle ore mattutine in quando non vi è ancora traffico! Questo è il momento più propizio per chiedere ad alta voce le piste ciclabili su tutta l’Isola e non accontentarsi delle piste ciclabili di pochi metri in delle zone che in ogni caso non attira nessuno ad andarci! Forse anche i locatori di autovetture potrebbero allestire i loro negozi per il noleggio di biciclette elettriche. I residenti potrebbero così sperimentare la possibilità di utilizzare la bicicletta in alternativa all’auto.
Bisogna utilizzare questo momento in cui una buona parte degli automobilisti restano ancora a casa e fare questo passo decisivo per il riequilibrio dell’Isola d’Ischia. Altrimenti fra qualche settimana i residenti hanno il pretesto di usare ancora meno i mezzi pubblici, in quando, se pieni non si possono rispettare le distanze sociali e quindi tutti quanti vorranno di nuovo utilizzare l’auto.
I turisti che vengono ad Ischia non sono certamente tutti di élite e generalmente non sono automuniti, e quindi sicuramente non si possono permettere di utilizzare continuamente i taxi per spostasi, per il semplice fatto essi non possono sempre pagare i costi esorbitanti che richiedono i tassisti. In ogni caso i mezzi pubblici ed i taxi avranno una capacità di trasporto clienti dimezzata. Quindi col passare del tempo ci sarà il problema di un aumento del traffico ancora maggiore di quello prima del “Corona”. I turisti venendo ad Ischia, non potendosi spostarsi facilmente, per il mega traffico, saranno costretti quindi a restare “in quarantena”, in albergo.
Oltre al traffico, altro problema da affrontare sull’isola è la micidialità di guida dei residenti! La prepotenza e strafottenza nella guida (di auto, motocicli, ecc.) dei residenti è al difuori di ogni norma! Ci siamo accorti che l’isolano non si riesce ad educalo a guidare a velocità ridotte e rispettare le regole stradali. Bisognerebbe installare passaggi pedonali più frequenti e sia prima che dopo il passaggio pedonale, dovrebbe essere installato un dissuasore, che costringe l’autista a ridurre la velocità. Questo obbligherà l’autista a rispettare le strisce pedonali e nello stesso tempo a diminuire la velocità.
Se non si fa adesso è subito un passo decisivo, allora l’alternativa sarà questa:
• troppo traffico, meno turisti, meno possibilità di acquisto/spesa dei residenti,
• i residenti non potranno più finanziare l’uso e manutenzione dell’auto,
• le auto verranno rottamate.

In questo modo si risolve di per sé il problema del traffico, solo che l’agonia sarà più lunga più dolorosa ed avremo rovinato per decenni la risorsa di cui oggi (direttamente o indirettamente) ancora viviamo, il turismo!

A presto

Diamo una casa ai terremotati e liberiamoci dai cavilli legali! Prendiamo due piccioni con una fava!

Ogni giorno notizie contrastanti arrivavo dal politico di turno che si interessa in un qualsiasi modo della ricostruzione delle zone terremotate. Due anni fa, i politici hanno fatto voce grossa per avere lo stesso trattamento di Amatrice, si diceva che esso era il modello ideale che doveva essere applicato anche ad Ischia. Un anno dopo non si è più parlato di ciò! Anzi i suddetti politici sono riusciti ad avere una legge speciale che è stata anche denominata “decreto Ischia”. Oggi invece vogliono avere lo stesso trattamento di Catania e Campobasso. Ma insomma cosa vogliono questi politici? Che idee hanno? Mi chiedo se essi hanno una idea della problematica della ricostruzione!
Fino ad oggi non sono stati resi pubblici dati che indicano quanti metri cubi devono essere ricostruiti! Quanti di essi devono essere condonati, quanti sono le persone che devono per forza avere una casa? A quando sembra il tutto si è inceppato per la problematica dei condoni. Certamente per poter pianificare ed argomentare è importante sapere la relazione tra i metri cubi da ricostruire e quanti di essi sono da condonare!
In questo documento sono riportati due cubi che potrebbero rappresentare i metri cubi da ricostruire. Il cubo più piccolo è, in relazione, il 10% di quello più grande. Se la superfice da ricostruire è rappresentata dal cubo più grande io non capisco perché bisogna sprecare energie e risorse per soddisfare i bisogni di pochi? Il cubo più piccolo, quello da condonare, in questo caso è irrisorio! Coloro i quali hanno costruito abusivamente hanno commesso un reato, sapevano che era illegale e devono supportarne le conseguenze. Non possono pretendere, egoisticamente, che la maggioranza debba sacrificarsi per un così esiguo gruppo di abusivisti!
Se invece è il contrario, e cioè la superfice da condonare è il cubo più grande, questo significa che quasi tutte le case erano illegali ed esse sono state costruite male, su terreno altamente a rischio e sfruttando il favore clientelistico del politico di turno. Qui il problema è ancora più facile da risolvere! Infatti solo il 10% avrebbero bisogno e diritto ad avere una casa! Gli altri hanno rischiato e gli è andata male! Non deve, in questo caso, essere la comunità a soddisfare le esigenze di persone che hanno approfittato “del favore” del politico di turno!
Oltre alla quantificazione della superficie da ricostruire bisogna poi quantificare il rischio a cui si va incontro se si ricostruisce nella zona attualmente terremotata! Vogliono i terremotati attuali far rivivere ai figli, nipoti ed altri discendenti quello che è successo a loro stessi: un terremoto che gli ha portato via la casa e gli amici e paura che può succedere di nuovo? Insomma, la gente che vuol tornare a vivere nello stesso luogo ove era prima, deve riflettere se vuole che i loro posteri (figli, nipoti, ecc.) dovranno vivere le stesse sensazioni da loro provate durante e dopo il sisma. A questo punto mi chiedo: che senso ha togliere le macerie e le case ancora in piedi alla Sentinella, La Rita, Fango e Piazza Maio, depositarle da qualche parte per poi ricostruire? Questo processo richiede 3 passaggi: smantellare, trasportare e ricostruire! Non è più semplice costruire altrove e far diventare la suddetta zona un monito per i posteri!
Importante è inoltre sapere ove ricostruire! Vogliamo prima condonare e poi ricostruire nella stessa zona oppure ci togliamo di torno tutti i cavilli legali e ricostruiamo le case in un luogo ex novo e più sicuro riguardo al rischio simico ed idrogeologico! Tagliamo la testa al toro, lasciamo perdere i condoni e le problematiche legate ad esse e ricostruiamo altrove, cosi si risparmia tempo, denaro ed energie, non bisogna fare alcun compromesso nel correggere errori secolari ed alla fine si è anche più efficienti!
Mi chiedo se è mai stato fatto un referendum tra i terremotati per sapere se e dove (i terremotati!) vogliono ricostruire? La risposta è sicuramente no! Qui bisogna stare attenti a non lasciare a coloro i quali fanno la voce più grossa di rappresentare l’opinione di tutti i terremotati. Non sono neanche convito che i terremotati vogliono la ricostruzione. Se vorrebbero veramente la ricostruzione avrebbero oggi già assediato il comune, incendiato auto, malmenato le forze dell’ordine, ecc. Questo è quello che si nota quando il bisogno e reale ed impellente in tutte le città e paesi europei. Quindi non capisco come possono, i politici, andare a Roma e chiedere una ricostruzione non sapendo se i loro cittadini vogliono veramente la ricostruzione e dove! Come vogliono quantificarne i costi? Infatti costruire nella stessa zona è sicuramente molto più oneroso che costruire altrove! È certamente più facile se si va a Roma con numeri alla mano e si spiega ai parlamentari: noi abbiamo 1500 persone senza tetto sulla testa ed abbiamo bisogno di € xx.xxxxx,00! Così i parlamentari si possono fare una idea precisa del bisogno ed agire di conseguenza.
Volendo cercare punti ideali per la ricostruzione io penso che ve ne siano diversi. Ragionando in questi giorni, mi sono reso conto che ogni comune dell’Isola d’Ischia ha da 1 a 2 campi sportivi. Ed essi si trovano in zone altamente urbanizzate o nelle immediate vicinanze. Con la mobilità che abbiamo oggi è veramente importante avere sull’Isola così tanti campi sportivi? Il comune capoluogo ne ha addirittura due, Forio ne ha anche due! Essi si trovano anche in luoghi relativamente sicuri riguardo il rischio simico ed idrogeologico (comunque da appurare prima di mettere mano ai lavori!). Perché non si sfruttano le superfici di questi campi sportivi per ricostruire? Le infrastrutture vi sono già e lo sforzo per la ricostruzione è relativamente minimo. Instaurando su di essi le nuove case con 4 piani e le tecniche di costruzione più moderne (anche riguardo il rischio sismico!) esse potrebbero ospitare ca. 1500 famiglie. Con ciò si prendono due piccioni con una fava! Si ricostruisce in modo sicuro ed efficiente e ci si libera di tutti i cavilli legali riguardanti le case abusive!

Auguro un Buon Anno 2020 a tutti!

Aniello Di Iorio
Geologo

Cava Pozzillo. Diamo a Casamicciola una attrazione turistica in più!

Qualche giorno fa si è recata una delegazione a Cava Pozzillo per effettuare una ispezione sullo stato dei luoghi. Erano presenti i tecnici dell’Utc del Comune di Casamicciola Terme, della struttura commissariale, del Genio civile e dell’Autorità di bacino. Conosco benissimo quell’alveo! Mi ricordo dei lavori mastodontici effettuati ca. 15 anni orsono. È un alveo di straordinaria bellezza! Sembra di andare in un canyon! Esso non è niente altro che una faglia (una crepa nella crosta terrestre) che divide la parte antica dell’Isola d’Ischia caratterizzata dal tufo verde e dai suoi materiali di disfacimento, dalla parte più giovane dell’Isola, che sono le vulcaniti del Vulcano Rotaro, che sovrasta la faglia stessa. Le faglie sono anche coloro le quali forniscono l’Isola d’Ischia delle acque termali. Le piogge abbondanti hanno scavato quel canale che porta tutto oggi le acque piovane a mare lungo il ruscello tombato che si svincola sotto la strada denominata della lava. Prendendo le giuste accortezze e stabilizzando le pareti, a volte a strapiombo, si potrebbe trasformare quel luogo in una attrazione turistica. Con l’installazione di un sentiero campestre, esso potrebbe essere un luogo di tranquillità che potrebbe dare ai turisti, specialmente a quelli che approdano a Piazza Bagni, un luogo ove ritirarsi e fare bellissime passeggiate immersi nella natura. In ca. 20 minuti si potrebbe andare da Piazza Bagni al Rotaro senza passare per Via Cretaio che è sprovvista di marciapiedi per i pedoni. Unica pecca è che il vallone non sfoga, come in passato era possibile, a Fondo d’Oglio (Rotaro!). Solo rifacendo il congiungimento con Fondo d’Oglio sarebbe un percorso per eccellenza che potrebbero utilizzare anche gli escursionisti occasionali e non! Oggi il turista che arriva ad Ischia è sempre più interessato a fare passeggiate per sentieri appartati che non vanno lungo le strade intasate di auto. Infatti si assiste, anno dopo anno, che sempre più turisti vanno a piedi per la strada Via Cretaio per vedere il cratere del Rotaro, le fumarole e l’oasi di straordinaria bellezza che attornia il cratere stesso! La messa in sicurezza dei versanti (che in ogni caso devono essere eseguiti!) e lo sbocco a Fondo d’Oglio (Rotaro) potrebbe dare un’attrazione turistica in più per il Comune di Casamicciola Terme. Inoltre rendendolo accessibile a tutti esso viene continuamente monitorato e non ci si deve più meravigliare, quindici anni dopo la fine dei lavori mastodontici, che nel canyon la situazione è cambiata. Non vi sarebbe più la possibilità che si formano, attraverso ostruzioni dovute a frane e smottamenti, dei laghetti che poi straripando mettono in pericolo gli abitanti del luogo. Tenendo il percorso accessibile a tutti, esso viene di conseguenza sempre monitorato. Spero solo che i tecnici tengono conto di questa magnifica opportunità che si presenta al comune di poter dare ai suoi turisti e cittadini una attrazione naturalistica in più!

Aniello Di Iorio, geologo
www.eurogeopark.com
PS: Questo potrebbe essere uno dei tanti compiti di un eventuale parco geologico istituito sull’Isola d’Ischia. Esso potrebbe occuparsi di studiare il fenomeno e consigliare le scelte adeguate ed appropriate per risolvere il problema in breve tempo.

Riflessioni su terremoto e microzonazione ad Ischia

I terremoti non sono niente altro che movimenti o vibrazioni del terreno. Dal momento che essi avvengono in modo improvviso e senza preavviso, essi sono difficili da prevedere.
La maggior parte die terremoti sono di natura tettonica, cioè essi avvengono là dove i continenti sfregandosi fra di loro liberano energie che poi danno origine ai terremoti, famosi sono i terremoti della California. Le energie attivate dallo spostamento di zolle si accumulano nelle rocce, liberandosi improvvisamente, danno origine ai terremoti.
Le zone vulcaniche come l’Isola d’Ischia sono anche soggette a terremoti, qui i terremoti vengono indicati come “vulcano tettonici”. “Vulcano” in quando avvengono su zone vulcaniche e “tettonici” che significa movimento del terreno. Qui i terremoti hanno a che fare con il movimento del magma che è presente sotto l’Isola d’Ischia a ca. 2,5 Km di profondità oppure con il flusso dei liquidi termali di cui Ischia è ricchissima.
Tipico per le zone vulcaniche sono (oltre ai terremoti vulcano tettonici) anche i terremoti Idrotermali che avvengono tramite il movimento dei fluidi bollenti di acque termali nel sottosuolo. Generalmente sono sciami di terremoti molto deboli e si verificano in prossimità della superficie. Un terremoto di questo tipo si è verificato a Katla, Islanda (30.09.2016, Magnitudo 3.6). In concomitanza con suddetti terremoti si possono verificare anche una attività di gas più intensa per esempio presso le fumarole oppure nelle acque termali stesse.
Con il cambiamento climatico ci accorgiamo che sempre più spesso piogge abbondati ricadono sull’Isola d’Ischia. Essendo l’isola una zona di faglie, l’acqua può allentare gli equilibri di sfregamento delle faglie e dei fluidi interstiziali. Voglio con questo dire che, piogge abbondati possono anche provocare terremoti di piccola densità come per esempio in Germania, Bad Reichenhall (24.04.2012, Magnitudo 3.2).
Ad Ischia bisogna anche prendere in considerazione i “terremoti indotti”. Si tratta di terremoti che si verificano tramite lo sfruttamento del suolo e del sottosuolo essi sono maggiormente superficiali si verificano fino ad un massimo di 1 km al disotto della superfice sono però generalmente avvertiti dalla popolazione ed arrivano fino ad una magnitudine di 3, il più forte registrato fino ad oggi aveva una magnitudine di 6. Per esempio anche l’uso intensivo delle acque termali potrebbe provocare un simile evento. I diversi pozzi per attingere acqua termale modificano la pressione interstiziale dei fluidi, basta anche solo una pompa in avaria che cambia improvvisante l’equilibrio dei fluidi interstiziali assestatosi nel sottosuolo. Se i terremoti sono dovuti ad azioni umane, la popolazione reagisce, comprensibilmente, furiosamente. Tali sismi sono spesso percepiti fortemente perché sono molto superficiali e si verificano vicino ai centri urbani. Inoltre alcuni albergatori hanno registrato un comportamento anomalo delle temperature nelle acque termali. Vi è forse una connessione tra il terremoto del 21.08.17 ed i terremoti indotti?
Le previsioni più affidabili dell’avvio di un terremoto sono fornite dal metodo del radon, che misura la quantità di gas nobile che fuoriesce dalla terra. La quantità di radon nell’acqua dei pozzi termali prima dei terremoti aumenta fino a quattro volte la quantità normale. I sismologi ritengono che poco prima di un terremoto gli strati rocciosi sotterranei profondi, si crepano improvvisamente, diventano permeabili e si espandano. Ciò provoca la risalta di radon dalla camera magmatica, che penetra poi nel terreno e si concentra sotto la superficie terrestre. I pozzi lungo la faglia di San Andreas, che vengono esaminati ogni settimana, sono l’esempio più noto di tali misurazioni.
Il ero presente il 06.08.19 all’incontro che si è tenuto presso l’Auditorium “Leonardo Carriero”, dell’hotel Regina Isabella, via Messer Onofrio – Lacco Ameno (Ischia). I lavori avevano come titolo ”Esiti degli studi di Microzonazione sismica di III livello dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio d’Ischia e Lacco Ameno, validati dal Gruppo di lavoro istituito ex art.2 comma 2”.
Non essendo ammesse domande in quella occasione, ho consultato il sito: http://www.commissarioricostruzioneischia.it/Esiti-Microzonazione.html qui non ho travato alcun commento su indagini fatte sulla circolazione di fluidi nel sottosuolo o su fuoriuscita di gas! Indagini mirate in questa direzione avrebbero potuto chiarire la reazione del terreno a terremoti idrotermali, terremoti dovute a piogge abbondanti, terremoti indotti, possibili inneschi di terremoti prevedibili con misurazioni del Radon. Insomma mi è sembrato che non si è affatto tenuto conto che siamo su un’isola termale e che le acque termali possono essere sia una benedizione che una maledizione! Ho quindi, il giorno dopo 07.08.19, scritto al Commissario per la ricostruzione nei territori dell’isola d’Ischia e posto le domande sui terremoti Idrotermali, terremoti dovute a piogge abbondanti, terremoti indotti, e sulla misurazione del Radon. Fino ad oggi non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Con questo articolo voglio porgere ai relatori e colleghi geologi che hanno effettuato lo studio di microzonazione, ancora una domanda: perché sono state fatte le indagini suolo sui 3 comuni terremotati? Gli altri tre comuni non sono forse sullo stesso scoglio? Pensano forse che i terremoti conoscono i confini comunali? O forse sono gli altri comuni immuni ai disastri dovuti a terremoti? In ogni caso il terremoto del 21.08.19 è stato avvertito su tutta l’Isola d’Ischia questo deve portare alla conclusione che il terremoto non è un fatto locale ma un problema isolano. Tutti i comuni avrebbero dovuto avere lo stesso studio di microzonazione effettuato solo sui comuni terremotati.
Un altro tassello importante nella biografia dei rischi sull’Isola d’Ischia, forse ancora più importante dei terremoti, sono le eventuali eruzioni vulcaniche e tutte le problematiche connesse, che voglio trattare nel prossimo articolo.
In ogni caso, adesso che è stata fatta la microzonazione, sarebbe opportuno iniziare a porci qualche quesito sulla ricostruzione! Ciò sarà anche tema del prossimo articolo che sarà pubblicato su questo giornale in occasione del 2° anniversario del sima e cioè il 21.08.19.
A presto
Geologo Aniello Di Iorio